giovedì 11 settembre 2008

ALVARO

Alvaro, dove sei?
Ti vedevo al mattino coi sacchetti della nettezza pieni di stracci. Ti avviavi verso la stazione degli autobus, fermandoti di tanto in tanto ai cassonetti. A volte rimediavi la colazione.
Le strade sembrano vuote senza di te. La stazione non è più la stessa. Anche i piccioni sono tristi. Mangiucchiano il pane annoiati, osservano da sopra i monumenti. Cercano te, Alvaro. Troppo modesto per questo mondo. Troppo fragile per stare al gioco.
La panchina alla fermata del 32 era la tua casa. Oggi ci siede una signora con un bambino. Aspettano l’autobus, sotto il cielo grigio.
Addio Alvaro!