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giovedì 1 ottobre 2009

AMORE RITROVATO

Quarant'anni a sezionare cadaveri in una stanza sterile dove il fascino e le ambizioni della medicina erano presto sfumate in cinismo e noia.
Ancora un paio di giorni, la fine della settimana, e sarebbe arrivata la pensione.
Quella notte, sul lettino dell'obitorio, la sua paziente era una donna sulla sessantina, caucasica, bionda. Due coltellate al petto, sopra il seno sinistro. Segni particolari: il tatuaggio di una piccola farfalla sulla spalla; lo stesso tatuaggio di trent'anni prima.
Lui la osservò meglio riconoscendo quel volto, celato sotto un velo di rughe.
Per la prima volta in quarant'anni di servizio, pianse per una paziente.

lunedì 14 settembre 2009

L'ANNUNCIO

Quando la mente dell’uomo è in balia della quotidianità e delle sue false promesse, la chiamata della nera signora diventa la più potente delle calamite.
Giulia sognò ancora il parco alle prime luci dell’alba, il giornale del vecchio sulla panchina datato 14/9/2009, il gatto rosso che le passava davanti sulla pista da jogging, la mano che le afferrava i capelli, la lama del coltello che le abbagliava gli occhi. Ciononostante anche quel lunedì 14, come al solito, decise di uscire per andare a correre al parco.
Fu così che la morte sorprese Giulia, pur avendole annunciato più volte la sua venuta.

venerdì 6 marzo 2009

UN UOMO, UN VECCHIO E UN BAMBINO

In una spira del tempo vi erano un uomo, un vecchio e un bambino.
Il vecchio disse al bambino: “Goditi la giovinezza, che passa alla svelta!”
L’uomo disse al vecchio: “Beato te! Puoi finalmente concederti un po’ di tempo libero.”
Il bambino disse all’uomo: “Vorrei essere grande come te!”
Prima di morire il vecchio si svegliò. Nella spira del tempo aveva incontrato se stesso, da uomo e da bambino. Pianse, mentre attendeva il mietitore, perché aveva capito di non avere mai vissuto il presente.
Allora gli venne concesso un altro giorno e, per non sprecarlo, il vecchio amò dall’alba al tramonto.

venerdì 16 gennaio 2009

LA MORTE

Arrivò e disse: “Si va?”
Era arrivata la mia ora, ma non me ne dolevo. Ho avuto una bella vita; ho amato, ho odiato, ho riso ed ho pianto. Ho avuto tre splendidi figli e due magnifiche mogli. Ho goduto del sole di settantasette estati e della neve di settantasei inverni. Sono stato un uomo fortunato, io.
“Allora, sei pronto?” incalzò. Odio quando mi si mette fretta.
Insomma, vi dicevo, ho fatto di tutto. Ho viaggiato, ho cantato, ho ballato, a volte ho perso ma più spesso ho vinto. Non posso certo lamentarmi.
“Si sta facendo tardi…”
“Arrivooooo!”
Però che stronza!!