Visualizzazione post con etichetta Limbo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Limbo. Mostra tutti i post

venerdì 18 giugno 2010

VIKTOR (terza parte)

“Chi sono?” si chiese, una domanda inconsueta per un Arenty. Viktor piangeva guardando verso l'orizzonte. In lontananza poteva scorgere il picco perennemente innevato della montagna sacra. “Perché mi chiedi questo?” chiese, ignaro della presenza che lo guidava.
L'Aviatores era sotto la torre più alta, quella che conteneva la storia del mondo, non Limbo... il mondo di prima, diverso, corrotto e maledetto. Pose le mani sulla liscia parete di vetro scuro. Chiuse gli occhi rigati dal pianto ed entrò nella struttura dell'edificio.
Quanto la torre si sgretolò su di lui un nugolo di uccelli prese il volo dal boschetto vicino.

venerdì 11 giugno 2010

VIKTOR (seconda parte)

Le navi dei Veggenti avevano lasciato l'isola il giorno prima. Gli aggiornamenti erano stati prontamente stazionati nell'edificio centrale, quello che conservava la storia del mondo. Le altre due torri di vetro erano sigillate, inaccessibili. Il compito di Viktor, come degli altri Aviatores, era quello di proteggerne il contenuto.
L'uomo ebbe un nuovo giramento di testa. Erano giorni che succedeva... Si appoggiò alla parete di vetro della torre vicina e percepì una strana sensazione al palmo della mano. Si scoprì capace di proiettare le sue percezioni fin dentro il reticolato del programma struttura. Viktor si sentì nuovamente ghermire da un impulso entropico.

venerdì 4 giugno 2010

VIKTOR (prima parte)

L'uomo si strinse nel mantello scuro e risalì la collinetta, uscì dall'ombra della foresta che circondava la biblioteca e cercò un po' di calore nel sole velato dalle nebbie mattutine. Chiuse gli occhi e odorò essenze lontane portate dal vento. L'isola galleggiante si muoveva per i cieli di Limbo con un suono sommesso. L'avvento dell'eclisse aveva deciso la nuova rotta: Mountoor.
L'uomo si chiamava Viktor. Era solo un Arenty votato al progetto, ma da giorni un pensiero che non doveva appartenergli lo turbava. Uno strano impulso distruttivo.
Pensò per l'ennesima volta di parlarne agli altri Aviatores, ma preferì rimandare. Domani, forse...

martedì 20 gennaio 2009

LA PROMESSA DI SAWAR

«Perché non può venire con me?»
«Mi spiace ma lo screen di suo figlio non mostra i requisiti necessari per prendere parte al progetto Limbo.»
L’uomo guardò con odio la programmatrice. Lei rimase impassibile.
«Che ne sarà di lui?»
«Parteciperà ad un programma alternativo. Limbo non è l’unica arca della salvezza, questo lo sa anche lei.»
«Si ma… potrò rivederlo?»
«Chissà, forse un giorno…» ma la voce della donna era gelida, priva di emozioni.
L’uomo abbracciò il ragazzo.
«Thomas, ti prometto che ci rivedremo» disse. Poi si addormentò, e sognò di chiamarsi Sawar.
Fu quella promessa non mantenuta a trasfigurargli l’anima.

lunedì 12 gennaio 2009

IL PIANTO DI MILA

La trovò che piangeva con lo sguardo rivolto al mare infinito.
«Mila, che cosa c’è?»
«Non ce la faccio più!» singhiozzò lei.
Lui le circondò le spalle, la strinse a se.
«Non ne posso di questa assurda prigione, questo mondo fasullo!» continuò la donna Elenty.
«Guardami!» le disse lui. «Ti prometto che usciremo di qui. Arriverà il tempo dell’Emersione ed insieme lasceremo Limbo»
Mila guardò negli occhi il suo uomo e si sentì ancora più triste.
“Druge, amor mio, tu sei solo un Arcon. Non ti è permesso di uscire da questo mondo…” pensò. Ma non ebbe il coraggio di dirglielo.

martedì 6 gennaio 2009

TU NON ESISTI

«Tu non esisti» sussurrò il mago. Un rivolo di sangue gli fuoriuscì dalla bocca.
L’Arcon torse la lama nelle viscere della sua vittima. Il mago urlò, ma continuò a vivere. Ancora per qualche istante…
«Tu non esisti, Arcon!» ripeté.
«Piantala con le assurdità, stregone. Deciditi a morire!» La voce del guerriero era fredda, impietosa.
«Certo che morirò, e ti ringrazio… Tu però non sei mai esistito!» La voce del mago era ormai un rantolo.
«E allora muori!» Urlò l’Arcon estraendo la lama.
Ma nel morire il mago aveva innescato il codice.
L’Arcon svanì nell’aria, proprio come se non fosse mai esistito.

mercoledì 31 dicembre 2008

CANTO DI MORTE

L’Arcon alzò lo sguardo verso il cielo purpureo in cui dimorava la cometa clessidra. Mentre il vento del mare gli asciugava la fronte, strinse l’ascia con la quale aveva appena decapitato il Troll delle Sabbie. L’elettricità della morte scivolò insieme al sangue lungo la lama. Il cielo si tinse di giallo, e una nube viola oscurò il sole del quinto margine.
Riconobbe la sensazione. Era una melodia blasfema e tagliente, che cavalcava ritmi ancestrali. Il rullare dei tamburi si fuse con le graffianti melodie di strumenti alieni. Chiuse gli occhi lasciandosi saturare. La morte cantava, e l’Arcon ne assorbiva la voce.

venerdì 26 dicembre 2008

I GIOCHI EROTICI DI DAVINIA

I suoi baci incominciavano ad annoiarlo. Tutto lo annoiava, ormai.
Lei gli si avvicinò con addosso solamente due veli. C’era qualcosa di diverso nei suoi occhi.
Lui rimase immobile, in attesa del solito rituale. Invece si sentì afferrare le tempie.
«Vieni con me!» sussurrò Davinia.
Sawar avvertì una vibrazione intensa. Poi accettò l’invito.
Insieme viaggiarono attraverso gli specchi di Limbo, oltre la struttura ossea dell’universo. Nuvole d’ombra e tempeste di luce. Lei divenne liquida e calda come cera che cola. Si spalmò addosso a lui, penetrandolo, percorrendo le sue vene. Diventò lui.
“Dopotutto valeva ancora la pena di vivere” pensò Sawar.

martedì 23 dicembre 2008

DINASTIA DI LIMBO

La donna Arcon risalì la duna di sabbia, volgendo le spalle al mare infinito. Suo figlio la teneva per mano.
«Dove andiamo mamma?» chiese.
«A conoscere tuo padre» rispose lei decisa.
Le falde della tenda sbattevano al vento. Un cavallo pezzato annusò l’aria e nitrì. Un uomo dagli occhi smeraldo e la pelle bruna si alzò e andò incontro alla donna col bambino. Si fermò a due passi da loro.
«Allora questo è mio figlio?» domandò, mentre gli smeraldi gli si riempivano di lacrime.
«Si» sussurrò lei.
L’Elenty abbracciò il piccolo Arcon.
«Non avrei mai creduto di poter amare un’illusione…» disse.

mercoledì 30 luglio 2008

ARENTY

Nei bui corridoi della base sotterranea Antartica, si odono solo i brusii dei processori più potenti del mondo. Nessuno sa che cosa accade là sotto.
Il vecchio col camice siede davanti a un gigantesco schermo. L’uomo alto col sigaro se ne sta in piedi accanto al vecchio.
«Ci sei riuscito?»
«La struttura del programma è stata alterata. Non rilevo intolleranze. Si, abbiamo un Entità Artificiale.»
L’uomo alto sputò del fumo verso un intreccio di luci al neon.
«La chiameremo Arenty. Ora, caricala nel soggetto.»
«Sissignore!»
Per la razza umana quello fu l’ultimo tentativo di emulare Dio. Poi iniziarono le grandi guerre…