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domenica 17 gennaio 2010

PAMELA

Dovevo assolutamente trovare l'assassino di Pamela, non per vendicarla ma per riuscire finalmente a dormire la notte. Appena chiudevo gli occhi lei arrivava, con quel vestitino bianco a fiori tanto grazioso, lo stesso che indossava quando la trovammo riversa nel vicolo dietro il Saturnia, il locale dove lavorava.
Dopo aver interrogato ogni inserviente di quel postaccio, mi convinsi che l'assassino non poteva nascondersi lì. Nel frattempo riuscivo a tollerare i mal di testa causati dall'insonnia solo grazie alle pillole che mi allungava un informatore.
Alla fine gli indizi mi condussero ad un seminterrato a tre isolati dal bar. Era il mio.

mercoledì 28 ottobre 2009

DOTTOR JACOB

Con Layla giocavamo a fare i dottori...
Tutto incominciò per sbaglio, perché spesso succede così, la vita intendo, è tutta un dannatissimo errore! L’attrazione, il sesso, la complicità, l’amore (o quello che è) e poi le prime litigate, gli umori, le noie… Arriva il tempo in cui servono distrazioni, nuovi stimoli, accelerazioni cardiache e sballi di testa. Ti prende una fantasia che poi proponi al partner… e una cosa tira l’altra.
Quello stupido gioco risvegliò qualcosa in me che doveva rimanere per sempre sopito.
“Chiamami dottor Jacob” le dissi, avvicinandomi con il bisturi in mano.
Poi fu una pioggia di sangue.

giovedì 1 ottobre 2009

AMORE RITROVATO

Quarant'anni a sezionare cadaveri in una stanza sterile dove il fascino e le ambizioni della medicina erano presto sfumate in cinismo e noia.
Ancora un paio di giorni, la fine della settimana, e sarebbe arrivata la pensione.
Quella notte, sul lettino dell'obitorio, la sua paziente era una donna sulla sessantina, caucasica, bionda. Due coltellate al petto, sopra il seno sinistro. Segni particolari: il tatuaggio di una piccola farfalla sulla spalla; lo stesso tatuaggio di trent'anni prima.
Lui la osservò meglio riconoscendo quel volto, celato sotto un velo di rughe.
Per la prima volta in quarant'anni di servizio, pianse per una paziente.

martedì 15 settembre 2009

DAL FREDDY

Dal Freddy si mangia la trippa come da nessun’altra parte. Naturalmente ci vuole un fiasco di vino per mandarla giù.
Quel giorno ci portai la Letizia, diciamo pure “una vecchia compagna di scuola”, e la scuola che intendo si chiama vita, tanto per esser precisi.
Si sedette e, senza guardare nemmeno il menú, ordinò un filettino con patatine.
«Perché non assaggi la trippa? Come la fa il Freddy non la fa nessuno» le consigliai.
«Bleah!» rispose lei con la bocca piena di rossetto.
Quel giorno capii che donne si dividono in due categorie: quelle buone solo per una cosa e quell’altre.

mercoledì 19 agosto 2009

I CAPEZZOLI DELLA VANDA

Fumo entrò nel bar con la sigaretta accesa ma nessuno ci badò, non perché non si rispettassero le leggi, ma perché era Fumo e lui non sentiva seghe.
«Gano, proprio te!»
«Che succede?»
«Nulla… ti volevo solo chiedere… ma è vero quello che si racconta della Vanda?»
«La Vanda?»
«Si, la Vanda…»
«E che si dice della Vanda?»
«Beh, le voci, sai come sono….»
«Vuoi dire che non ci sei mai andato?»
«No…»
«Non ti sei perso poco…»
«Allora è vero?»
«Cosa? I capezzoli?»
«Eh…»
«Miele di montagna con una punta di magnolia….»
«Ma va, dai!»
Le leggende vanno sapute coltivare.

lunedì 17 agosto 2009

CLICK

Click! Continuavo a scattare, perché non riuscivo proprio a crederci. Le foto mi hanno sempre aiutato a fare i conti con la realtà. Click!
Lei, lui, la panchina del parco, la donna dei piccioni, i bimbi col pallone, i raggi di sole attraverso le larghe foglie dei platani. Click!
Spinsi al massimo il teleobbiettivo. La vidi ridere attraverso i mille riflessi del corpo macchina. Click! Una carezza fugace, un bacio sfiorato. Click!
Insieme, mano nella mano, lasciarono la panchina.
Dov’erano diretti, mi chiesi. Una camera d’albergo oppure a casa di lui?
Click! Ma ormai neanche lo zoom riusciva più ad afferrarla.

venerdì 7 agosto 2009

LUCY

Non avevo mai creduto al diavolo, almeno fino al giorno in cui la lasciai. Lucy si chiamava. Come le altre incominciò a tormentarmi con gli sms.
“Usciamo domani?”
“Dove sei?”
“Chiamami!”
A me ne bastò uno per chiudere il discorso. “È stato bello, piccina…”
Ma ero io l’illuso.
Venne a trovarmi in sogno, accompagnata dal demonio. Mi disse che se non tornavo da lei potevo dire addio alla mia anima. Anche se non frequento le chiese alla mia anima ci tengo…
Come è finita? Splendidamente!
Ci siamo sposati, abbiamo due bellissimi figli e un mutuo da saldare in vent’anni.
Maledetto demonio!!!

martedì 4 agosto 2009

RAGAZZA REVOLVER

«Quanto mi rimane?»
«Dipende…»
«Dipende da cosa?»
«Da quanto ci sai fare…»
Il suo corpo asciutto, perfetto, si mosse sopra il mio come quello di un insetto. Il revolver, enorme e stretto con forza nella mano destra, sembrava un appendice del suo braccio. Ogni movimento faceva si che le corde che mi tenevano legato al letto mi tagliassero ulteriormente i polsi e le caviglie.
«Riesci a rimanere duro?» sussurrò lei, infilandomi la canna in bocca.
Chiusi gli occhi. La sentivo dimenarsi come una mantide religiosa.
Attesi il bang, ma arrivò il suo urlo di piacere.
Se ne andò regalandomi un bacio.

martedì 27 gennaio 2009

SIBILLA

Secondo voi potevo lasciarla vivere, dopo quello che mi ha fatto?
Non sarei riuscito a dormire un’altra notte sapendola nel letto di quel bastardo.
Mia cara Sibilla, ricorderò sempre le tue borsette alla moda, le sigarette sottili che fumavi, ed i rossetti accesi che ti davano quell’aria un po’ aristocratica. E poi naturalmente i pizzi…
Ma che ti è saltato in mente? Davvero pensavi di potermela fare sotto il naso?
Aspetta che ti rimetto a posto i capelli. Ecco, così… Guarda che casino!
Addio tesoro, adesso vado da lui. Vedrai, non sarò altrettanto caritatevole. Ho davanti tutta la notte per divertirmi….

domenica 4 gennaio 2009

RITA

Rita danzava col vento, e fu lui a rapirla.
Pic-nic in riva al lago, farfalle impazzite di un aprile assolato. Una bottiglia di bianco frizzante, grissini al sesamo e datteri. Le dissi: “Sei fantastica!”. Lei rise e incominciò a ballare.
A luglio successe di notte, sulla spiaggia. Le stelle potrebbero raccontarvelo. La luna invece no. Se la faceva con il mare…
Poi venne quel giorno d’ottobre, sopra un letto di foglie di platano. Piroette. Baci. Le sussurrai: “Ti amo!” Mi rispose ridendo…
Fu il vento di febbraio a portarmela via, quello che ti gela le ossa, quello che ti spezza dentro.

martedì 30 dicembre 2008

LA FETTINA

Il coltello penetra facile. È una buona lama; Made in Germany. A lavoro lo uso per disossare polli e conigli.
La noce di burro si scioglie rapidamente nella padella antiaderente. Alla radio passano un motivo di Tom Jones, e allora divento preciso, armonioso.
La carnetta è di quella giovane, appena diciott’anni, rosea e profumata. Il pezzo è quello del fianco destro, accanto alla natica; boccone da buongustaio.
Le urla le muoiono nel tovagliolo stretto tra i denti, ormai intriso di saliva e lacrime.
Il burro è pronto; inizio a cucinare. La fettina sfrigola solleticando l’olfatto.
Mi verso un bicchiere di Ornellaia.

venerdì 7 novembre 2008

IL LAMENTO DI CASANOVA

"Mi ha detto NO. Ma è solo un sogno, un brutto sogno. Un incubo.
Mi ha detto NO. Anche oggi come ieri, l'altro ieri e un mese fa.
Mi ha detto NO. Io che non ho mai ricevuto un rifiuto da nessuno.
Mi ha detto NO ed io oggi le dico ADDIO."
Nel silenzio della notte, un rumore, uno sparo e poi nulla più.
In un angolo, un gatto nero come la pece, spaventato, soffia e scappa via
mentre il moderno Casanova cade lì a terra goffamente.
E lui non saprà mai che lei, forse un giorno, gli avrebbe detto NI.

giovedì 6 novembre 2008

LA PETRA

«Allora, si diceva della Petra…»
«Beh, si parlava anche del Gran Premio… »
«No, di quello ne parlavi te. A me interessa solo la Petra.»
«Ah, va bene… Dimmi…»
Appoggiato allo spigolo del bancone, ascoltavo Guido, creatura da bar. Lui c’aveva un sambuchino ammoscato, io un bicchiere di bianco. Era l’ora del TG.
«Bella figa!»
«Puoi dirlo forte! Ma è un po’ cara…»
«A me fa lo sconto…»
«Ah si?» Era un bluff, sicuro.
«Ieri sera ci siamo strapazzati per due ore!»
«Quanto?»
«Cinquanta!»
«Ma va!»
«Giuro…»
Finii il bianco d’un fiato.
«Bravo!» “Stronzo”, pensai.
C’ero stato io… con la Petra.

mercoledì 5 novembre 2008

LILÍ SULLE ROTAIE

- Lilí, ma dove vai? Vieni qua! -
Piedini nudi di fata sulle traversine, un gioco d’infanzia.
- Non fare la scema, dai! Guarda che arriva il treno… -
Capelli raccolti le scendono lungo la schiena, nell’aria frizzante del mattino.
- Fermati pazza! Non vorrai entrare in galleria? -
Lilí non si è mai sentita così libera, così semplicemente vera, così inconsciamente complice della vita.
- E dai, su. Finiscila! Torniamo a casa! -
Ancora dieci passi, poi scompare nelle ombre del tunnel.
- Lilí! Smettila di fare così! Torna indietro! -
Fiuuuuuu…
…e da lontano arrivò il rumore del treno…

domenica 26 ottobre 2008

MISTIKA

Mistika, si faceva chiamare, ma era solo una sceneggiata notturna, il gioco di una ghotic-girl, pensavo. Beh, mi sbagliavo…
- Cosa bevi? – le chiesi, avvicinandomi al tavolo.
- Essenze… - rispose, sillabando lentamente.
Ho capito, mi dissi. Questa è completamente andata. Tempo un’ora e sederà sul divano in similpelle, quello di casa mia. Quello su cui si siedono tutte.
Fu lei invece ad invitarmi a casa sua.
- Accomodati sul letto. Arrivo subito… - Sparì nel bagno. La sentivo bazzicare con degli oggetti. Spazzole, cosmetici, pensai. Anche qui mi sbagliavo.
Poi udii distintamente il suono della pietra pomice.
Presi il volo!

sabato 18 ottobre 2008

MADRE E GIUSTIZIERA

La Terra parla.
Colui che riuscirà ad ascoltarla, ad afferrarne i segni, a carpirne il significato, rivelerà il mio segreto. Nessuna giustizia divina. Tutto torna alla Terra, ed è lei la grande madre, figlia, sposa, regina e giustiziera.
Ho ucciso una donna due giorni fa. L’ho uccisa perché si era negata a me. Poi l’ho messa in un sacco di plastica ed ho guidato fino al bosco. Ci è voluta un’intera notte per scavare una buca abbastanza profonda. Pensavo di averla fatta franca, invece…
Il bosco ho visto tutto.
La Grande Madre sa chi è il colpevole.
Tutto torna a lei...

domenica 12 ottobre 2008

ROBERTA

Roberta, invincibile e bella. Le tue mani così candide, delicate, complici le tue cremine del cazzo…
Ti è sempre piaciuto l’arazzo peruviano, quello appeso in salotto. Adoravi quei colori caldi, l’arancione, il giallo, il vermiglione. Te lo avvolgo addosso, così non prendi freddo. Perché in fondo al canale fa molto freddo sai…
Ti rimangono fuori i piedini. Che peccato!
Roberta, lo sai quanto ti ho amato. Gli altri non significano niente.
Allora mi verso del vino.
Tra poco farà buio.
Ti ricordi il ponte di ferro, dove c’incontrammo per la prima volta?
Andiamo là, che ne dici? C’è una bella vista…