lunedì 8 febbraio 2010

MICHELA E I SUOI GATTI

Cosa restava della fine di un amore?
Una tuta da casa azzurra, resa informe dall’uso prolungato che ne aveva fatto.
Un viso tirato, circondato da capelli che avrebbero gradito uno shampoo.
Due gatti persiani, le loro ciotole disseminate in giro per casa, i loro peli sparsi ovunque, persino tra le lenzuola matrimoniali.
Avevano occupato il posto che un tempo lui riscaldava.
Cornici d’argento circondavano le foto del matrimonio, emanando una luce che da anni, ormai, si era spenta.
L’aria era ferma, un silenzio avvolgeva tutto, interrotto, talvolta, dallo scatto del bruciatore.
Quello era l’unico rumore che scandiva lo scorrere del tempo.

lunedì 1 febbraio 2010

LA MAESTRA

Rosaria Vallin, così si chiamava la mia maestra di scuola.
Ricordo come fosse ieri la mattina in cui fece la lezione di geografia. Parlammo di quei paesi del Corno d'Africa dimenticati da dio. Non che dio c'entrasse qualcosa, intendiamoci... Alzai la mano timida dall'ultimo banco in fondo alla classe.
- Qual'è la ragione di tutta questa povertà? - chiesi ingenuamente.
Allora lei sorrise gentilmente e ci spiegò delle colonie, della suddivisione degli stati dopo la guerra e di tutte le ingiustizie perpetrate dall'uomo bianco.
La sera stessa decisi cosa avrei fatto della mia vita, anche se non sapevo neanche cosa volesse dire "bombarolo".

PASSO FELPATO

Indisturbato si aggirava nella casa mentre tutti dormivano tranquilli. Sapeva che avrebbe conquistato il suo tesoro; bastava solo non fare rumore. Con passo felpato, passo felino, si avvicinò alla cucina. Più per abitudine che per vero pericolo, si guardò intorno prima di entrare: pochi passi lo separavano dal ricco bottino. Poggiato sul tavolo vicino ad un piatto c'era il portafoglio e accanto una busta, il mensile per l'affitto. Dalla busta un forte odore di pesce, lo stesso che era nel piatto in porcellana. Leccandosi i baffi, il gatto tigrato fuggì col pesce tra i denti per poi gustarselo segretamente.

mercoledì 27 gennaio 2010

RITRATTO DI DONNA

Seduta sul divano è lì che aspetta. Lui di fronte a lei, muove le mani tra pennelli e colori: presto avrebbe dato vita alla sua nuova opera d'arte. Dopo il solito rituale del dito che soppesa le proporzioni del suo soggetto, l'artista imprime un segno sulla tela. Lei, dall'altra parte, immobile, è adagiata sul sofà in pelle, con lo sguardo rivolto verso l'alto e gli occhi socchiusi. Il giovane pittore la osserva, la scruta e dopo il secondo segno conclude l'opera; esterrefatto, getta la tavola dei colori.
Non può credere che quella donna non possa essere ritratta.

lunedì 25 gennaio 2010

MAGRA CONSOLAZIONE

Non avevo fatto niente, ma la polizia entrò buttando giù la porta, le pistole spianate come se fossi un boss mafioso. Le bimbe strillarono, mia moglie mi lanciò uno sguardo accusatorio che non dimenticai per tutta la successiva tiritela del divorzio. Io invece rimasi immobile, mentre il cervello andava a cento all'ora, scavando tra i documenti della bottega che avevo consegnato all'agente delle tasse, non riuscendo però a capire dove avessi sbagliato. Persi tutto per le spese legali. Mia moglie se ne andò portandosi via le bimbe. Alla fine della persecuzione l'unica consolazione che mi rimase fu la mia provata innocenza.

domenica 17 gennaio 2010

PAMELA

Dovevo assolutamente trovare l'assassino di Pamela, non per vendicarla ma per riuscire finalmente a dormire la notte. Appena chiudevo gli occhi lei arrivava, con quel vestitino bianco a fiori tanto grazioso, lo stesso che indossava quando la trovammo riversa nel vicolo dietro il Saturnia, il locale dove lavorava.
Dopo aver interrogato ogni inserviente di quel postaccio, mi convinsi che l'assassino non poteva nascondersi lì. Nel frattempo riuscivo a tollerare i mal di testa causati dall'insonnia solo grazie alle pillole che mi allungava un informatore.
Alla fine gli indizi mi condussero ad un seminterrato a tre isolati dal bar. Era il mio.

martedì 12 gennaio 2010

POI TI HA BACIATA

Dopo venti anni e truccata da puttana è stato difficile riconoscerti. L'odore dell'erba incolta, il prurito alle gambe, un Super Santos per cuscino: "Mi piace Maurizio". Perché ti piacesse non l'ho mai capito. Ha ancora lo stesso taglio di capelli che aveva alle elementari e la stessa faccia da vincente. "Tu sei la mia ragazza non può piacerti un altro". Ridesti e dicesti che ti aveva anche baciato sulla bocca, giù, nel garage. La sera stessa lo stesi nel parco, mi sedetti su di lui schiacciandogli le mani con le ginocchia. Maurizio era amico mio, ma poi lui ti ha baciata.

lunedì 11 gennaio 2010

L'UOMO CON TUTTE LE RISPOSTE

Al suo risveglio scoprì di non avere più alcun dubbio, e ciò lo rese inquieto. Camminò quel pezzo di strada che percorreva ogni giorno per recarsi a lavoro, conscio di avere una risposta per ogni quesito, e si sentì soffocare. Sedette alla sua scrivania davanti allo schermo acceso, convinto di potersene restare lì tutto il giorno, immobile e sereno, perchè niente poteva ormai sorprenderlo.
Per questo motivo, nonostante il vento, la pioggia e i quindici piani sotto di lui, non esitò a spalancare la finestra dell'ufficio. E il telefonò squillò.
"Rispondo, poi si vedrà..." pensò.
Ma mise un piede in fallo.

lunedì 4 gennaio 2010

AMBARABACCICCICOCCO'

Rannicchiato nell'angolo della sua stanza il piccolo Valerio si stringeva le gambe al petto. Con gli occhi chiusi cantava una canzoncina imparata a scuola, per non sentire le urla che provenivano dal salotto. Le lacrime scendevano dai suoi occhi, leggermente a mandorla e del colore del cielo. Desiderava fuggire, non essere lì, per non dover sopportare l'ennesima lite dei suoi genitori; d'un tratto un ultimo urlo, un rumore tonfo alla porta e poi dei passi pesanti che si avvicinavano veloci. Una mano lo aveva afferrato per i capelli e trascinato fuori: ora lui, avrebbe "preso il resto".

mercoledì 16 dicembre 2009

PREFERENZE

«Sara mi piace perché è una bambina, così ingenua. Vittoria invece perché è una donna, sexy e consapevole di sé. Di Roberta mi ricordo solo il culo, ma proprio bene. E di Elisa mi è sempre piaciuta la sua allegria...»
«Lo sai che mi fa soffrire tutto questo, a me che ho sempre voluto essere l’UNICA. Io bambina, io donna, io con il mio culo, con la mia allegria. Perché mi provochi questo dolore? Perché mi dici che mi ami se continuano ad esserci anche loro?»
«Perché tu sei l’unica che sa delle altre e nonostante questo continui ad amarmi.»