venerdì 4 dicembre 2009

TERRORISTA PER FORZA

Vorrei non avere ancora nelle orecchie il sibilo delle sirene. In questura mi trattarono male, mi interrogarono per tutta la notte. A niente era valso continuare a ripetere che niente c’entravo con i terroristi di cui andavano in cerca. Sulla rubrica di quello che avevano preso c’ero anch’io, ma neanche io sapevo spiegarmi il perché. Infine arrivò l’avvocato d’ufficio e mi disse di stare tranquillo. Al processo mi condannarono, mi fecero uscire solo perché avevo la fedina penale pulita. In seguito fui contattato dall’organizzazione, e così diventai terrorista davvero, tanto ormai ne avevo la fama.

giovedì 3 dicembre 2009

IL PICCOLO TOBIAS

La mamma del piccolo Tobias era diversa quella sera. Se n’era rimasta tutto il pomeriggio a fissare la TV sintonizzata su un canale morto, due vacui occhi ancorati al tremolante nevischio grigio.
Tobias giocava tranquillo con i treni sul tappeto rosso del soggiorno. Quando sua madre gli disse di mettersi il pigiama gli sembrò la cosa più naturale del mondo. Lei gli avrebbe rimboccato le coperte e, prima di spengere la luce, dato un bacio sulla fronte.
La sua testolina non ebbe il tempo di spiegarsi perché quella sera sua madre, invece di augurargli la buonanotte, gli infilò le forbici negl’occhi.

L’UNICORNO

L’unicorno era confinato in un recinto di filo spinato e corrente elettrica. I dottori gli facevano di continuo dei prelievi per trasformare il suo sangue dorato in costose medicine. Gli scienziati invece studiavano i suoi poteri telepatici per applicarli all’industria bellica. Un cameraman lo seguiva ventiquattro ore su ventiquattro per il reality show più in voga del momento. Ogni tanto la creatura guardava dritta nell’occhio della telecamera, come se volesse parlare al suo accalorato pubblico. Di solito in quel preciso istante partiva lo stacco pubblicitario, per ricordare alla gente che, malgrado gli orrori e le ingiustizie, lo spettacolo doveva andare avanti.

mercoledì 2 dicembre 2009

LE POLITICHE

Mirco dondolava insieme alla sua Tennent’s, la cenere lunga sul punto di cadere, il corpo magro piegato innaturalmente dall’ultima pera. Si stava insieme al banco ad aspettare il mio corretto…
«Gano, te che sai tutto, chi le vince le politiche?»
La Giorgia mi sistemò la tazzina davanti e si girò ad afferrare la bottiglia di Stravecchio, una manovra d’anche sublime che mi fece fare un balzo al cuoricino.
«Credo che questa volta vincerà la sinistra» risposi, sorridendo alla Giorgia.
«Speriamo Gano!» esclamò Mirco, grattandosi il ginocchio e sfregandosi violentemente il naso.
“Perché, che differenza farà mai!” pensai io, girando il caffè.

domenica 29 novembre 2009

UNA STORIA SENZA TEMPO

«Dove andremo?» domandò l’Astromante.
«Da nessuna parte…» sussurrò Yileit. La sua voce era serena e triste.
«E le anime in attesa?»
«Insieme a noi…»
«Ma se…»
«Tielsin, Alia, Rudor, Kido, guardatemi. Questa non è la fine, ma non è neanche l’inizio come lo abbiamo sempre pensato. È qualcosa di nuovo, inafferrabile. Provate ad immaginare una storia senza tempo…»
«Una storia senza tempo?»
«Si. Tutto sarà semplicemente, e basta.»
«L’Universo Immobile… Ma come può esistere qualcosa al di fuori del tempo?»
«Noi siamo eterni, ricordatevelo. Non apparteniamo a alla ciclicità degli eventi. Siamo, tutto qui…»
Poi il tuono coprì le loro voci.

IL DONO DI YILEIT

Nel cielo sopra il deserto rimbombava ininterrottamente il tuono. Gli Astromanti sapevano che quella era la canzone che preannunciava il Grande Collasso.
Nella luce dorata di mezzogiorno apparve in lontananza una figura minuta, ammantata di nero. Tielsin seppe nel momento stesso in cui la vide che si trattava di Yileit. Le andò incontro accecato dall’odio.
«Poco importa a questo punto, ma almeno mi prenderò la soddisfazione di ucciderti…» le disse, richiamando le meteore.
Lei lo guardò con occhi antichi.
«È per questo che sono qui, per donarti la mia vita…»
Le meteore esplosero lontano dalla donna.
Tielsin cadde in ginocchio piangendo.

venerdì 27 novembre 2009

L’ABBANDONO

Le parole non avevano più potere ormai. La fine era prossima. Tielsin, Alia e Rudor ripercorsero di nuovo la strada verso il deserto. Incrociarono i nomadi la cui carovana era stata decimata dall’Abbandono. Ormai tutti lo chiamavano così. Chi non riusciva a lasciarsi morire era visto come un debole, indegno del cambiamento in corso. La viltà poteva rivelarsi il miglior antidoto contro il virus insinuato da Yileit.
Finalmente la torre apparve tra i giochi di luce delle dune. Kido sedeva vicino all’entrata, con gli occhi chiusi e le braccia consorte.
«Perché siete tornati?» domandò.
«Perché non c’è più nulla da fare…»

IL TUONO

Il contadino abbracciava il figlio e la sua donna, con le spalle rivolte alla fattoria e lo sguardo sui campi lasciati a maggese. Singhiozzavano teneramente, stringendosi formando un intreccio organico di pelle ed ossa, tre ombre di un mondo in declino.
«Cosa li hai detto?» domandò Tielsin.
«Di coltivare… ma non ne hanno voluto sapere.» Gli occhi di Alia erano stanchi ed arrossati.
Un tuono percorse il cielo privo di nuvole.
«Che succede?» chiese Rudor.
Tielsin guardò in su ma non rispose. Si rimise in cammino verso gli altri villaggi, avvolto nel suo mantello le cui stelle sembravano essersi ormai offuscate.

mercoledì 25 novembre 2009

NOTTURNO AMORE

Seduta in giardino, guardavo le stelle.
Improvvisamente le sue mani si posarono sulle mie spalle, e mi baciò sul collo.
«Vieni dentro?» mi chiese dolcemente.
«No, fa caldo, e voglio le stelle come spettatrici» gli dissi alzandomi e attirandolo a me.
Lo baciai. Cominciammo a spogliarci l’un l’altra. Piano mi allargò le gambe e cominciò a farmi godere con le sue mani forti e delicate. Lo fermai e lo sdraiai sull’erba mettendomi sopra di lui.
«Oggi comando io» gli sussurrai. Lo possedei con dolce passione fino a che le nostre urla di piacere non fecero arrossire le stelle che osservano invidiose.

AMPLESSO FURTIVO

Piegata in magazzino alla ricerca di una scatola, d'un tratto mi sentii toccare da dietro. Sobbalzando mi girai e lui mi prese e mi baciò. La lingua, calda e avvolgente, entrò nella mia bocca ed io non seppi resistere. Ero già sua. Mi toccava le cosce, il sedere, mi avvolse con il suo corpo, mentre il suo membro si strusciava sul mio ventre. Sentivo il desiderio salire fino alla bocca dello stomaco: ero agitata, emozionata, eccitata. Mi alzò la gonna ed "iniziò l'amplesso": questione di due minuti e mi fece sua, poi lo lasciai lì, a risistemarsi i calzoni.